
Herdos è un presunto broker di trading online oscurato da Consob il 19 settembre 2019 nell’ambito di un’operazione che ha visto chiudere 22 siti abusivi di broker truffa.
Indice
La piattaforma herdos.com, in capo alla Takeda Partners LTD, offriva servizi di investimento senza alcuna autorizzazione da parte di Consob, CySEC o FCA, seguendo il classico schema utilizzato nelle truffe di trading.
Molti risparmiatori sono stati adescati da questa società truffaldina dalla sede sconosciuta: alcune sezioni del sito riportavano Isole Marshall, altre Macau (Cina). La piattaforma non risulta più raggiungibile né dall’homepage né con il login per i clienti e ha reso inutilizzabili i contatti (numero di telefono e indirizzo email).
Truffa Herdos
Il meccanismo usato da Herdos per sottrarre denaro ai risparmiatori è il tradizionale schema in cui si articolano la maggior parte delle truffe di trading online.
La società contatta direttamente il malcapitato attraverso un numero di cellulare irlandese, proponendosi come un broker affidabile e in grado di garantire all’investitore guadagni molto alti e velocemente.
Ricordiamo che il trading online può essere un’attività molto redditizia, ma servono notevoli competenze in materia di investimenti. Inoltre nessuno può garantire guadagni, tanto meno in tempi rapidi e senza il minimo sforzo.
I call center di Herdos si mettono in contatto con le persone con profili sempre uguali, nomi italianizzati, probabilmente fittizi: Raffaele Baroni, Mirko Chiari, Sofia Martin e Kate Rybac.
Mossi dal desiderio di far fruttare i propri risparmi, i clienti effettuano un primo bonifico con carta di credito a Herdos, con una somma anche piccola (es. 200 euro). I broker truffa non chiedono subito grossi capitali: mettono la vittima a suo agio, impegnandolo con poco denaro.
A questo punto l’utente, effettuando il login a Herdos, accedeva alla piattaforma per monitorare l’andamento dei propri investimenti, fare trading online o comprare criptovalute (ora herdos.com è stato oscurato).
Passa il tempo e alcuni raddoppiano il capitale, altri lo triplicano. È probabile che il meccanismo fosse automatico già dall’inizio, per convincere l’utente della bontà del suo investimento.
Alla fine per tutti arriva il momento di fare un prelievo da Herdos per intascare il guadagno. E qui scatta la trappola: il truffato non può ritirare il proprio denaro, oppure può farlo solo versando altri soldi sul conto, magari con la promessa di un bonus che aumenti il valore del secondo deposito.
Il metodo di pagamento cambia. Non è più la carta di credito, ma diventa un bonifico bancario da inviare a Mistertango Uab, la banca su Herdos si appoggia. Alcuni malcapitati hanno dovuto autorizzare anche un pagamento in criptovaluta, completamente irrintracciabile, inviando Bitcoin a B2CRYPTO LTD, un’altra succursale Herdos.
Purtroppo però, anche dopo aver inviato altro denaro, il broker truffa non paga i clienti, facendo scattare le prime denunce. Questione di tempo e la società farà perdere le proprie tracce, renderà inaccessibile la piattaforma e lascerà i truffati con un pugno di mosche.
Se il trader invece non abbocca alla seconda richiesta di denaro, Herdos chiude l’account e fa sparire il presunto capitale guadagnato (oltre a quello versato all’inizio.
Herdos: Provvedimento Consob
Nel settembre 2019 la Consob ha preso provvedimenti urgenti contro il broker truffa Herdos oscurando il sito internet della società, grazie ai poteri conferiti dal decreto Crescita (art. 36 legge n. 58 del 28 giugno 2019).
Come si legge nel bollettino ufficiale dell’autorità di vigilanza, la società dichiarava una sede d’ufficio a Macau e si rivolgeva espressamente a risparmiatori malcapitati italiani senza regolari autorizzazioni. Attraverso una finta piattaforma di trading, Herdos forniva presunti servizi di investimento violando l’art. 18 comma 1 del Tuf.
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